PALERMO

Francesco Zerilli - Veduta del borgo e del molo di Palermo - 1830 ca. Luogo di transito e di insediamento di culture e genti diverse, che si sono scalzate l'un l'altra nel corso dei secoli lasciando la loro impronta genetica e monumenti regali, sta distesa in riva al mare nella pianura della Conca d'oro, un giardino di aranci e mandarini protetto da una corona di alture rosee e grigie, fondali naturali dello scenario urbano. Capitale superba, minata prima dalla secolare noncuranza dei signori - "gattopardi e leoni" in genere poco interessati al bene pubblico, ma orgogliosi della loro autorità e amanti di lussi raffinati - e poi dalla voracità rozza degli sciacalli che li hanno sostituiti nell'esercizio dello stesso potere arrogante. È stata sempre magnifica nei palazzi e nelle chiese, elegante e oziosa nelle residenze nobiliari di villeggiatura, misteriosa combinazione di cupa austerità e sfarzo di colori nel paesaggio e nel carattere, narcotizzata dal sole durante il giorno e dal profumo delle magnolie e dei gelsomini al calar della sera. Palermo è città dai tanti volti, ma ha un'identità inconfondibile tanto quanto enigmatica. Per comprenderla Tomasi è una guida privilegiata. Lo scrittore ci conduce alla scoperta dei palazzi aristocratici, preziosi e splendidi negli interni più di quanto non rivelino le loro facciate (anche nel gusto espresso dalle loro architetture i palermitani sono poco estroversi e amano il segreto), ci accompagna sui luoghi dell'avventura garibaldina da cui nacque l'unità d'Italia e ci descrive le atmosfere di quella stagione. Ma Tomasi può farci da guida anche nella Palermo del Novecento, nella città della Belle Epoque che vide rifiorire eleganza, leggerezza e creatività - in cui visse gli anni felici di un'infanzia dorata - e poi, in un brusco rivolgimento di emozioni, nella città ferita dall'ultima guerra. È questa una data cruciale per lo scrittore e per la città: durante i bombardamenti che si abbatterono su Palermo nel '43, fu sventrato anche il palazzo dove Tomasi era nato e a cui era legato in maniera speciale. Il suo prospetto scempiato sta ancora lì a nascondere non più le stanze sontuose e accoglienti, ma le macerie a cielo aperto, come un monumento all'orrore della guerra e all'abbandono e al degrado in cui per anni una classe dirigente - gli sciacalli che sono venuti dopo i gattopardi - ha consegnato un meraviglioso centro storico che solo negli ultimi anni ha cominciato a rivivere. È il percorso di un secolo di storia, che ci porta fino alla città di oggi, in cui luoghi desolati, non privi del perverso fascino delle rovine, testimoniano ancora ferite antiche e recenti, ma si alternano a sempre più ampie zone recuperate alla vita dove rifiorisce lo splendore accumulato da una storia millenaria.

Sulle orme del principe di Salina, fra le due case del principe di Lampedusa
Passeggiata ai Colli
Altri luoghi gattopardeschi



powered by Fabio Pileri - Gianluca Giacalone