GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA
Giuseppe Tomasi nasce a Palermo il 23 dicembre 1896 da Giulio Tomasi, principe di Lampedusa e da Beatrice Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò.
L'infanzia fu il periodo che Tomasi avrebbe ricordato sempre come il più felice della sua vita. La trascorse da coccolato figlio unico - l'unica sorella era morta a soli due anni pochi giorni dopo la sua nascita - aggirandosi e giocando per le innumerevoli stanze del palazzo dove era nato, in vicolo Lampedusa a Palermo, con il gusto solitario di un bambino a cui, come scriverà più tardi, "piaceva di più stare con le cose che con le persone" e godendosi lunghi soggiorni estivi nella casa di Santa Margherita Belice, appartenente alla famiglia di sua madre. E soprattutto la trascorse sotto l'ala protettiva di questa madre amatissima, donna affascinante, di vasta cultura e di educazione anticonformista, che trasmise al figlio l'apertura culturale cosmopolita e il distacco dagli aspetti più provinciali della Palermo aristocratica. Gli insegnò anche personalmente il francese e gli fece imparare il tedesco attraverso le nurses che scelse per lui. Tomasi avrebbe in seguito anche imparato perfettamente per propria scelta l'inglese. Quei giorni d'infanzia e di prima adolescenza, durante i quali i genitori conducevano vita mondana nella Palermo animata dalla presenza vivificatrice e attivatrice di contatti internazionali ad alto livello dei Florio, finirono bruscamente dopo la morte di Giulia Trigona, sorella della madre, uccisa dal suo amante. L'episodio indusse i Tomasi a mettere fine alla vita mondana. Si era del resto alla fine del periodo d'oro della Palermo dei Florio e alle soglie della guerra.

Nel 1914 Giuseppe Tomasi conseguì la maturità classica al Liceo Garibaldi di Palermo e l'anno successivo si iscrisse alla Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma. La sua idea era forse quella di intraprendere la carriera diplomatica, sulle orme dello zio paterno Pietro, unico Lampedusa che si fosse dedicato ad una professione. Ma gli studi universitari non si dimostreranno adatti al carattere e alle attitudini di Giuseppe. Li interruppe e li riprese, probabilmente diede in tutto un solo esame. Fece invece la guerra: al suo scoppio venne chiamato alle armi, nel 1917 divenne ufficiale, fu inviato al fronte, assistette alla disfatta di Caporetto e fu fatto prigioniero dagli austriaci. Dal campo di prigionia ungherese in cui era stato internato riuscì a fuggire. Rimase nell'esercito fino al 1920.

Negli anni immediatamente successivi viaggiò in Italia e in Europa, quasi sempre con la madre, e per periodi anche lunghi risiedette a Genova e in Piemonte, presso amici - Bruno Revel, Guido Lajolo, Massimo Erede - conosciuti durante la prigionia e che sempre avrebbe ricordato come quelli più cari. Nel 1925, Tomasi incontrò a Londra, durante un soggiorno dallo zio Pietro che vi risiedeva come ambasciatore, Alessandra ( Licy ) Wolff Stomersee, la cui famiglia apparteneva all'antica aristocrazia lettone, donna anch'essa di vasta cultura e di interessi multiformi, che sarebbe diventata psicoanalista. Il rapporto fra loro sfocerà nel 1932 nel matrimonio, celebrato a Riga, dopo il quale la coppia si stabilì a Palermo, nel Palazzo Lampedusa. Ma la convivenza tra Licy e la madre di Giuseppe si rivelò difficile e l'inflessibile lettone tornò a vivere fra il suo castello di Stomersee e Roma. Così i rapporti della coppia continuarono prevalentemente in forma epistolare, con periodici soggiorni estivi comuni a Stomersee in estate e a Roma intorno a Natale. Intanto Tomasi aveva pubblicato, tra il 1926 e il 1927, tre saggi ( su Morand, Yeats e Gundolf ), sulla rivista genovese Le opere e i giorni. Rimarranno gli unici suoi scritti pubblicati in vita. Gli Anni Trenta trascorsero nell'intermittente rapporto coniugale descritto. Nel 1934 muore Giulio Tomasi e Giuseppe eredita il titolo di principe di Lampedusa e lo "status" di capofamiglia.

Nel 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Tomasi venne richiamato, ma fu presto congedato in quanto capo di azienda agricola e nel 1942 con la madre si trasferì a Capo d'Orlando, dove li raggiungerà in seguito anche Licy, per sfuggire ai bombardamenti di Palermo. Ma ai bombardamenti non sfuggirà la casa natale del principe, la dimora più amata e più sua, che verrà distrutta nell'aprile del '43. Un'altra difficile separazione dagli affetti segnerà Giuseppe Tomasi alla fine della guerra: nel '46 verrà a mancare la madre. Nel 1947 Giuseppe e Licy acquistano, per volontà di lei, due piani di una casa in via Butera 28, che era appartenuta nel secolo passato alla famiglia Tomasi, e ne iniziano il restauro. Lì vivranno dal 1949, conducendo vita appartata, con poche frequentazioni e sporadiche aperture della biblioteca del piano nobile, dove la principessa riceveva un paio di volte al mese. Giuseppe Tomasi vivrà in questa casa gli ultimi anni della sua vita, coltivando l'abitudine di praticare il Circolo Bellini ( dove si riuniscono gli aristocratici della città ), alcuni caffè dove legge, scrive e incontra vecchi conoscenti, alcune librerie. Fra le gite preferite, quelle a Capo d'Orlando, dove va a visitare i cugini Lucio, Casimiro e Giovanna Piccolo nella loro villa.

Intorno al 1953 Tomasi conosce un gruppo di giovani intellettuali ( fra cui Francesco Orlando e Gioacchino Lanza di Mazzarino ) e prende a frequentarli, costituendo nel palazzo di via Butera un cenacolo, dominato dalla sua cultura sterminata e dal suo stile particolare. Rimarrà per loro, ed in particolare per Orlando, per cui tenne un ciclo di lezioni di letteratura inglese e a cui dettò il Gattopardo, un maestro indimenticato. Con Gioacchino Lanza il rapporto avrà anche altre valenze affettive, tanto da condurre il principe a volerlo come figlio adottivo. E' la fine del 1954 quando Tomasi inizia a lavorare al Gattopardo, la cui idea gli ronzava in testa probabilmente da anni e che venne concepito inizialmente come la descrizione di una giornata nella vita di un suo antenato, al momento dello sbarco dei Mille. Durante la stesura del Gattopardo Tomasi scrisse anche i Racconti d'infanzia, a cui seguirono gli altri Racconti ( La gioia e la legge, La sirena ) e l'abbozzo di romanzo I gattini ciechi. Tomasi concluse il romanzo nel giro di due anni e lo propose prima alla Mondadori, poi a Elio Vittorini per l'Einaudi. Ricevette un rifiuto da entrambi e ne ebbe grande amarezza. Nel 1957 gli venne diagnosticato un tumore al polmone, che in pochi mesi lo condusse alla fine, avvenuta a Roma il 23 luglio di quello stesso anno.

Il dattiloscritto del Gattopardo fu poi inviato da Elena Croce a Giorgio Bassani, che si fece promotore e curatore della pubblicazione presso Feltrinelli. Fin dalla sua prima uscita, nel novembre 1958, il romanzo incontrò uno straordinario successo ( accompagnato da aspre polemiche, ma consacrato da una vastità di pubblico di lettori che nessun altro romanzo italiano del '900 ha eguagliato ). Al Gattopardo fu assegnato il premio Strega nel 1959. Il libro è stato poi tradotto in tutto il mondo e di esso resta anche memorabile la versione cinematografica di Luchino Visconti del '63. La Vicenda del Gattopardo è talmente nota che sembra appena il caso di richiamarla. E' incentrata sul personaggio del principe Fabrizio Salina, capo di una famiglia della più alta aristocrazia siciliana, ma anche uomo di acuta intelligenza critica, che vive il momento del tramonto del regno borbonico, dell'impresa garibaldina e della costituzione del Regno d'Italia, che vede l'ascesa sociale di elementi di una nuova classe. La tematica storica e il punto di vista da cui si riguardano la Sicilia e i siciliani si intrecciano con la problematica esistenziale del protagonista, caratterizzato da un acuto senso del declino e della morte innestato su una vigorosa sensualità e su una personalità forte e orgogliosa. Sebbene la trama abbia certamente contribuito alla fascinazione dei lettori, il romanzo non ha per nulla un impianto ottocentesco fondato sull'intreccio e sul romanzo, ma ha anzi un taglio ben consapevole della problematica letteraria novecentesca.


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